FAQ ISS: i 4 vaccini proteggono da tutte le varianti

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“I primi studi affermano che il ciclo completo dei 4 vaccini già approvati rimane protettivo nei confronti di tutte le Voc – cioe’ le varianti che sono considerate piu’ rischiose- mentre diminuisce l’efficacia che si era evidenziata dopo la prima dose”. Lo sottolinea l’Istituto superiore di sanità (ISS), in un aggiornamento delle Faq sul proprio sito.

Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro”. Alcuni articoli, spiega Iss, indicano che alcuni monoclonali in sviluppo potrebbero perdere efficacia da soli, ma continuano a funzionare i mix di 2 anticorpi. 
   

FAQ – Speciale COVID-19 Varianti del virus

Qual è la trasmissibilità della ‘variante inglese’ in Italia?

In Italia, si è stimato che la cosiddetta ‘variante inglese’ del virus Sars-CoV-2 ha una trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica (tra il 18% ed il 60%). Questi valori sono in linea con quelli riportati in altri paesi, anche se leggermente più bassi, che induce a considerare l’opportunità di più stringenti misure di controllo che possono andare dal contenimento di focolai nascenti alla mitigazione. La stima è stata ottenuta da uno studio di ISS, Ministero della Salute, Fondazione Bruno Kessler, Regioni/PA. 

Le varianti provocano forme cliniche più gravi o più letali?

Al momento, secondo il censimento dell’Ecdc, le varianti del virus considerate preoccupanti hanno tutte mostrato evidenze di un impatto sulla gravità della malattia.

Le varianti colpiscono in maniera particolare i bambini?

Al momento nessuna variante tra quelle studiate ha mostrato di essere più aggressiva nei confronti di una particolare fascia di età. Tutte si sono rivelate maggiormente trasmissibili nella popolazione generale rispetto al virus ‘originale’.

Come funziona il monitoraggio delle varianti in Italia?

L’analisi delle varianti viene effettuata dai laboratori delle singole regioni, sotto il coordinamento dell’Iss che ha sviluppato e attivato una piattaforma per la sorveglianza genomica delle varianti (I-Co-Gen). Attualmente l’Istituto produce due report periodici:

– una ‘flash survey’, realizzata sottoponendo a sequenziamento un numero di campioni statisticamente significativo raccolti in un determinato giorno, che dà una ‘fotografia’ della prevalenza delle varianti

– un bollettino su “Prevalenza e distribuzione delle varianti del virus SARS-CoV-2 di interesse per la sanità pubblica in Italia”. Nel rapporto confluiscono i dati del sequenziamento quotidiano da parte delle regioni su campioni casuali e categorie particolari, ad esempio persone che si infettano una seconda volta o contraggono l’infezione anche se vaccinati. Il bollettino contiene anche i dati delle flash survey

I test che si usano attualmente sono in grado di rilevare le varianti?

In linea generale, i test diagnostici attualmente in uso funzionano correttamente. Il Ministero della Salute raccomanda l’uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S.
Si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari  i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioé letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità.

Per potere distinguere se un’infezione è determinata da una variante, è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto “sequenziamento”, tramite il quale si determina la composizione esatta del genoma del virus. Il sequenziamento non è un’analisi a disposizione del pubblico, ma è un tipo di test che viene effettuato solo in centri specializzati per motivi di sanità pubblica.  

Fonte: 15/02/2021 CIRCOLARE del Ministero della Salute – Aggiornamento sull’uso dei test antigenici e molecolari per la rilevazione di SARS-CoV-2(pdf, 0.38 Mb)

Farmaci e vaccini funzionano anche sulle varianti?

Per quanto riguarda l’impatto sull’efficacia delle vaccinazioni i primi studi affermano che il ciclo completo dei quattro vaccini già approvati rimane protettivo nei confronti di tutte le Voc, mentre diminuisce l’efficacia che si era evidenziata dopo la prima dose. Per quanto riguarda i farmaci in uso e in sperimentazione non ci sono ancora evidenze definitive in un senso o nell’altro; tuttavia alcuni articoli preliminari indicano che alcuni anticorpi monoclonali attualmente in sviluppo potrebbero perdere efficacia se usati singolarmente, mentre continuano a funzionare i mix di due anticorpi.

Come cambiano le misure di protezione individuale con le nuove varianti?

Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso, l’uso delle mascherine, il distanziamento sociale e l’igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione.

Quali sono le varianti di Sars-CoV-2 che suscitano più preoccupazioni?

Al momento sono quattro le varianti che l’Ecdc ha definito ‘variants of concern’ (Voc) e quindi sono considerate più pericolose. In tutti i casi il virus presenta delle mutazioni sulla cosiddetta proteina ‘spike’, che è quella con cui il virus ‘si attacca’ alla cellula. Queste varianti hanno dato prova di una maggiore trasmissibilità rispetto al virus ‘originale’, mentre per quanto riguarda l’impatto sull’efficacia delle vaccinazioni i primi studi affermano che il ciclo completo dei quattro vaccini già approvati rimane protettivo nei confronti di tutte le Voc.

· La ‘variante inglese’ o ‘Alpha’ (B.1.1.7) è stata isolata per la prima volta nel settembre 2020 in Gran Bretagna, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 9 novembre 2020.

· La ‘variante sudafricana’ o ‘Beta’ (B.1.351) è stata isolata per la prima volta nell’ottobre 2020 in Sud Africa, mentre in Europa il primo caso rilevato risale al 28 dicembre 2020

· La ‘variante brasiliana’ o ‘Gamma’ (P.1) è stata isolata per la prima volta nel gennaio 2021 in Brasile e Giappone.

–  La variante ‘indiana’ o ‘Delta’ (B.1.617.2), è stata isolata per la prima volta nel dicembre 2020 in India.

Cosa sono le mutazioni e perché sono importanti?

I virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma. Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia. Mentre la maggior parte delle mutazioni non ha un impatto significativo qualcuna può dare al virus alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione.  In questi casi diventano motivo di preoccupazione, e devono essere monitorate con attenzione.

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