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Dal travaglio al parto, per una alla nascita positiva

Dott.ssa Morabito Domenica – Ostetrica

Generalmente il parto si suddivide in quattro fasi:

• prodromica;

• dilatante;

• espulsiva;

• secondamento.

 

TRAVAGLIO E PARTO SECONDO L’OMS

Il travaglio consiste in una serie di contrazioni uterine ritmiche, involontarie o indotte medicamente che si traducono nell’appianamento (assottigliamento e accorciamento) e nella dilatazione del collo dell’utero. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la nascita normale come segue:

– La nascita ha un esordio spontaneo e un basso rischio all’inizio del travaglio, e rimane tale durante tutto il travaglio e il parto.

– Il bambino nasce spontaneamente in presentazione di vertice tra le 37 e le 42 settimane di gravidanza.

– Dopo la nascita, la madre e il bambino sono in buone condizioni.

A tutte le donne deve essere riservata lo stesso tipo di assistenza che include dignità, privacy e riservatezza.

Tutte dovrebbero essere responsabilizzate alla scelta informata e tutte supportate in maniera continua.

È fondamentale una comunicazione efficace, che prevede l’utilizzo di una terminologia diretta, appropriata e semplice che permette un approccio positivo nel rispetto dei suoi desideri e preferenze.  La donna ha il diritto di scegliere la persona di supporto da avere al suo fianco, che sia lo sposo, il partner, un amico/a, o un familiare.

a. Primo stadio del travaglio

Si definisce fase latente del primo stadio del travaglio (o periodo prodromico) il periodo di tempo caratterizzato da contrazioni uterine dolorose e cambiamenti variabili della cervice uterina, incluso un certo grado di appianamento e lenta progressione della dilatazione, sino a 5 cm per le primipare e pluripare. Si definisce fase attiva del primo stadio del travaglio (o periodo dilatante) il periodo di tempo caratterizzato da regolari contrazioni uterine dolorose e modificazioni della cervice che includono un sostanziale appianamento e rapida dilatazione da 5 cm in su sino alla completa dilatazione cervicale, per primipare e pluripare.

 

Durata del primo stadio del travaglio è importante informare la donna che non esiste una durata standard dello stadio latente del travaglio ma varia ampiamente di donna in donna. E qui, come ostetriche, dovremmo fare leva sul supporto fisico emotivo della donna.

Invece, del travaglio attivo (dai 5 cm sino alla completa dilatazione) va informata che non dovrebbe prolungarsi oltre le 12 ore per le primipare e le 10 ore per le pluripare.

 

b. Progressione del travaglio

Durante la fase attiva del travaglio, è imprecisa la soglia di dilatazione cervicale di 1cm/ora perché può variare di donna in donna.

Pertanto: non si usa come scopo per identificare le gravide a rischio di outcomes avversi e Ne come valutazione della progressione normale del travaglio.

Una dilatazione cervicale nella fase attiva più lenta di un 1cm/ora da sola non dovrebbe essere un’indicazione di routine per intervento medico.

Se le condizioni materno-fetali sono rassicuranti, prima della soglia di 5 cm non sono raccomandati interventi medici per accelerare il travaglio (uso di ossitocina o TC).

L’uso di tecniche per il sollievo dal dolore durante il travaglio sono raccomandate, in base ai bisogni e alle preferenze della donna

Tra queste:

• Analgesia epidurale

• Uso di oppiodi

• Massaggio e tecniche di rilassamento

L a donna in travaglio può mangiare,bere e muoversi la donna in travaglio. Anzi, la gravida, va incoraggiata a farlo e ad adottare posizioni in piedi durante il travaglio.

c. Secondo stadio del travaglio

Il secondo stadio del travaglio (fase espulsiva) è quel periodo di tempo tra la dilatazione cervicale e la nascita del bambino, durante il quale la donna ha un’involontaria urgenza di spingere come risultato delle contrazioni uterine espulsive.

Le donne dovrebbero essere informate che la durata del secondo stadio del travaglio varia di donna in donna.

In caso di primipare, il parto generalmente si completa entro 3 ore contro le 2 ore delle pluripare.

Nessuna perchè ogni donna va incoraggiata a scegliere la posizione del parto secondo le sue preferenze, inclusa quella in piedi, sia con/senza analgesia epidurale. La posizione deve essere per lei confortevole e non forzata.

 

Spinte

Le donne dovrebbero essere incoraggiate a rispondere alla loro urgenza di spingere durante la fase espulsiva.

In caso di analgesia epidurale, se esiste un ritardo in questa fase da 1 a 2 ore, dopo la completa dilatazione sino a quando la donna non ‘sente’ l’urgenza di spingere, l’eventuale ipossia perinatale dovrebbe essere valutata e gestita.

Quest’ultima raccomandazione è legata specificatamente al contesto.

Perineo, tecniche ed episiotomia

Le tecniche per ridurre il trauma perineale e facilitare l’espulsione spontanea del feto sono raccomandabili.

Esse includono: massaggio perineali, impacchi caldi, sostegno del perineo (hands on)

Non sono inoltre raccomandati:

• l’uso dell’episiotomia di routine

• la pressione del fondo uterino

 

d. Terzo stadio del travaglio

Prevenzione Emoraggia Postpartum

Si raccomanda per la prevenzione all’emorragia post partum (PPH):

• l’uso di farmaci uterotonici: 

• clampaggio del cordone tardivo: non prima di 1 minuto dopo il parto migliora la salute del bambino e il suo supporto nutritivo;

• trazione del cordone come controllo: questa è raccomandata per il parto vaginale in presenza di professionisti QUALIFICATI in quanto riduce la perdita di sangue e la durata del terzo stadio;

• Massaggio uterino: non è raccomandato nelle donne che hanno ricevuto profilassi ossitocinica.

 

È importante dire che: Ogni parto è UNICO come lo è ogni DONNA.