di Massimo Palermo
Il trasporto di pazienti traumatizzati in ambulanza spesso richiede manovre di immobilizzazione (collare cervicale, tavola spinale, fasciature). Queste pratiche hanno l’obiettivo di prevenire il movimento della colonna e quindi un eventuale aggravamento di una lesione midollare. Tuttavia, la letteratura scientifica mette in guardia sui possibili danni secondari — dalla maggiore mortalità in alcuni sottogruppi fino a fratture aggiuntive, compromissione respiratoria, lesioni periferiche e piaghe da pressione — specialmente se l’immobilizzazione è applicata in modo non selettivo o prolungato.
Che cosa si intende per «danno secondario»?
Per danno secondario si intende qualsiasi peggioramento della condizione già provocato dalla manovra di soccorso o dal trasporto: ad esempio un’ulteriore frattura causata da movimentazione scorretta, un’aggravamento neurologico, complicanze respiratorie, sviluppo di piaghe da pressione o persino un aumento del rischio di morte in contesti particolari (es. traumi penetranti).
Evidenze principali dalla letteratura
1) Mortalità nei traumi penetranti
Più studi e linee guida segnalano che l’immobilizzazione spinale preospedaliera in pazienti con trauma penetrante (es. ferite da arma da fuoco o da taglio) è associata a un aumento della mortalità e non ha dimostrato benefici nel prevenire deficit neurologici. Per questo motivo molte linee guida raccomandano di non immobilizzare routinariamente i pazienti adulti con trauma penetrante.
2) Piaghe da pressione e dolore
L’uso del long backboard (tavola spinale rigida) e dell’immobilizzazione prolungata aumenta il rischio di piaghe da decubito già dopo tempi relativamente brevi, e provoca spesso aumento del dolore e disagio. Le revisioni sistematiche identificano questo rischio come consistente e legato al tempo di permanenza sulla tavola.
3) Compromissione respiratoria e altre complicanze
L’immobilizzazione rigida (posizione supina, fasciature strette, collare cervicale) può ostacolare le manovre di supporto delle vie aeree, peggiorare la ventilazione e aumentare il rischio di complicanze respiratorie, specialmente nei pazienti con trauma toracico o in quelli instabili. Alcuni studi hanno riportato anche casi di lesioni periferiche e disagio psicologico correlati all’immobilizzazione.
4) Fratture secondarie e movimento durante il trasporto
Se l’immobilizzazione non è corretta — per esempio un fissaggio inadeguato della regione toracica/pelvica o movimenti non coordinati durante il sollevamento — è possibile che si verifichino ulteriori lesioni ossee o peggioramento di lesioni già presenti. La capacità di identificare con precisione in preospedaliero quali pazienti beneficiano davvero dell’immobilizzazione è limitata; errori di valutazione e tecniche operative non ottimali aumentano il rischio di danni secondari.
Quanto è solida l’evidenza?
Gran parte delle evidenze proviene da studi osservazionali, revisioni e linee guida basate su dati retrospettivi: esistono limiti metodologici, ma la costanza di risultati su rischi (piaghe da pressione, dolore, problemi respiratori) e il segnale di danno nei traumi penetranti hanno portato a raccomandazioni pratiche per un approccio più selettivo all’immobilizzazione.
Quando è indicata l’immobilizzazione
Le indicazioni attuali (e le checklist utilizzate da molti servizi EMS) privilegiano la “spinal motion restriction” selettiva: immobilizzare quando vi sono segni clinici che suggeriscono rischio reale di lesione spinale (perdita di coscienza, dolore midline, deficit neurologico focali, meccanismo meccanico evincente) e non immobilizzare routinariamente pazienti con trauma penetrante che non mostrano segni di lesione spinale. L’obiettivo è bilanciare il rischio di movimento con i rischi noti dell’immobilizzazione.
Come ridurre il rischio di danni secondari durante il trasporto
- Applicare criteri di selezione chiari (protocollo per immobilizzazione selettiva) invece dell’immobilizzazione automatica.
- Limitare il tempo trascorso su tavola rigida: trasferire su un lettino più confortevole appena possibile e rimuovere la tavola se non più necessaria.
- Formazione continua per operatori sanitari su tecniche corrette di sollevamento e bloccaggio per minimizzare il movimento della colonna e ridurre il rischio di fratture aggiuntive.
- Monitorare le vie aeree e la ventilazione: valutare il rischio di compromissione respiratoria indotto da collare o fasciature e intervenire di conseguenza.
- Documentare chiaramente il motivo dell’immobilizzazione e rivalutare continuamente la sua necessità durante il trasporto.
Implicazioni pratiche per operatori e familiari
Per gli operatori: adottare protocolli aggiornati, puntare sulla valutazione clinica selettiva e ridurre il tempo su dispositivi rigidi. Per i familiari: comprendere che l’immobilizzazione non è sempre sinonimo di maggiore sicurezza e che in alcuni contesti (es. ferite da arma da fuoco) può essere controproducente. In caso di dubbi, chiedere agli operatori il motivo dell’immobilizzazione e la previsione temporale per la rimozione della tavola o del collare.
Conclusione
L’immobilizzazione e il trasporto in ambulanza rimangono strumenti fondamentali nella gestione del trauma, ma non sono privi di rischi. La letteratura indica chiaramente che un approccio non selettivo e prolungato aumenta la probabilità di danni secondari (piaghe da pressione, aumento del dolore, compromissione respiratoria e, nei traumi penetranti, possibile aumento della mortalità). L’adozione di criteri clinici selettivi, la formazione degli operatori e la riduzione del tempo su dispositivi rigidi sono strategie pratiche per ridurre questi rischi.
Principali fonti consultate
- StatPearls — EMS Long Spine Board Immobilization / Spinal motion restriction. Fonte.
- Ham W. et al., systematic review su pressure ulcers da immobilizzazione (2014). Fonte.
- White CC IV et al., studio sull’associazione immobilizzazione-mortalità. Fonte.
- Eastern Association for the Surgery of Trauma (EAST) — linee guida per trauma penetrante e immobilizzazione. Fonte.
- Revisione e studi su efficacia dell’immobilizzazione preospedaliera e rischi correlati. Fonte.
Tutti i diritti riservati, Salute 33 ©

