Mer. Feb 11th, 2026

Il dott. Carmine D’Aniello è il volto copertina ottobre 2025 di Salute33

Il dott. Carmine D’Aniello (Biologo Nutrizionista e Chinesiologo) è il nuovo volto copertina ottobre 2025 di Salute33. Nell’articolo illustra il ruolo dell’esercizio fisico come strumento preventivo e terapeutico nelle malattie neurodegenerative — in particolare Alzheimer, Parkinson, SLA e sclerosi multipla — mettendo in relazione evidenze cliniche recenti e i meccanismi biologici sottostanti (neurogenesi, BDNF, riduzione dell’infiammazione e dello stress ossidativo). L’articolo propone inoltre indicazioni pratiche per tipi di esercizio adattati alle diverse patologie e raccomandazioni per un approccio personalizzato e interdisciplinare.

ARTICOLO COMPLETO

L’esercizio fisico come strumento preventivo nelle malattie neurodegenerative: Evidenze cliniche e meccanismi biologici

Le malattie neurodegenerative rappresentano una delle principali cause di disabilità e mortalità nei paesi industrializzati. Patologie come il morbo di Alzheimer, il Parkinson e la Sclerosi Laterale Amiotrofica sono in costante aumento, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione. Negli ultimi anni, le ricerche scientifiche hanno evidenziato come l’esercizio fisico, una dieta bilanciata e l’integrazione alimentare mirata possano svolgere un ruolo determinante nel ritardare l’insorgenza o rallentare la progressione delle ND. Queste pratiche agiscono su diversi meccanismi molecolari implicati nella neurodegenerazione, tra cui infiammazione cronica, stress ossidativo, disfunzione mitocondriale e alterazioni del microbiota intestinale.

Benefici neurologici e meccanismi biologici

L’attività fisica regolare ha effetti diretti sul cervello: stimola la neurogenesi, potenzia la plasticità sinaptica, migliora il flusso sanguigno cerebrale e modula lo stress ossidativo. Uno dei principali mediatori di questi effetti è il BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), un fattore neurotrofico che sostiene la sopravvivenza neuronale e la formazione di nuove sinapsi. Uno studio pubblicato su Neurology nel 2024 ha monitorato 800 soggetti per 10 anni, dimostrando che chi praticava attività fisica moderata almeno 3 volte a settimana aveva una riduzione del 40% del rischio di sviluppare demenza rispetto ai sedentari.

Considerazioni cliniche e personalizzazione

Le linee guida ACSM (2023) raccomandano almeno 150 minuti di attività aerobica moderata a settimana, adattata in base alla patologia e alla tolleranza individuale.

L’esercizio deve essere progredito lentamente, monitorando parametri vitali, affaticamento, dolore e rischio di cadute; è raccomandata l’integrazione con neurofisioterapia e attività di gruppo per stimolare anche la componente sociale.

Tipologie di esercizio e impatto cognitivo

L’attività aerobica, come la camminata veloce o il nuoto, è particolarmente efficace nel preservare le funzioni mnemoniche e esecutive. L’allenamento con i pesi e l’alta intensità (HIIT) si sono rivelati utili nel ridurre l’infiammazione sistemica, migliorare la sensibilità insulinica e favorire la produzione mitocondriale.

Uno studio del 2023 (PNAS) ha dimostrato che soggetti anziani sottoposti ad esercizio aerobico presentavano un aumento significativo del volume dell’ippocampo, una regione chiave nella memoria, soggetta a degenerazione precoce nell’Alzheimer.

1. Morbo di alzheimer (ad)

Nella malattia di Alzheimer, l’esercizio fisico migliora la memoria, la funzione esecutiva e rallenta la progressione del declino cognitivo. I meccanismi includono:

  • aumento del flusso sanguigno cerebrale
  • aumento del BDNF
  • riduzione della beta-amiloide e tau fosforilata

Attività consigliate: Aerobica moderata: camminata veloce, cyclette, nuoto per 30-45 minuti, 3-5 volte a settimana. Esercizi di coordinazione e equilibrio (Tai Chi, danza) per mantenere le funzioni motorie e cognitive.

2. Morbo di parkinson (pd)

Nel Parkinson, l’esercizio ha un effetto neuroprotettivo e migliora significativamente l’equilibrio, la mobilità e la qualità della vita. Attenua i sintomi motori (rigidità, bradicinesia) e non motori (ansia, sonno, stipsi).

Attività consigliate:

  • camminata veloce con ritmo guidato, tapis roulant o nordic walking
  • boxe non da contatto: migliora equilibrio, riflessi e postura
  • esercizi di forza e resistenza: per mantenere la funzione muscolare e combattere la sarcopenia
  • yoga e tai chi: per l’equilibrio e il controllo posturale

Evidenza: Uno studio su JAMA Neurology (2023) ha mostrato un rallentamento della progressione della malattia in soggetti con attività fisica ≥150 minuti/settimana.

3. Sclerosi laterale amiotrofica (sla)

Nella SLA, la funzione motoria è compromessa progressivamente. Un’attività fisica eccessiva può peggiorare la condizione, ma un’attività moderata può ritardare la disabilità e migliorare il benessere.

Attività consigliate:

  • stretching passivo e attivo: prevenzione delle contratture
  • esercizio aerobico leggero: cyclette a bassa resistenza, nuoto in acqua tiepida
  • esercizi respiratori: fondamentali per la gestione della funzione polmonare

L’esercizio deve essere monitorato da un fisioterapista o personal trainer certificato, evitando sovraccarichi che accelererebbero la denervazione muscolare.

Evidenza: Uno studio pubblicato su Amyotrophic Lateral Sclerosis and Frontotemporal Degeneration (2023) ha evidenziato che programmi leggeri di esercizio migliorano la qualità della vita e rallentano la perdita di funzionalità per 6-12 mesi.

4. Sclerosi multipla (sm)

Nella SM, l’attività fisica è uno degli strumenti non farmacologici più efficaci per ridurre la fatica, migliorare l’umore e potenziare la funzione cognitiva e motoria.

Attività consigliate:

  • esercizi in acqua (idrochinesioterapia): sfruttano la ridotta gravità per facilitare il movimento
  • allenamento a circuito con pause frequenti: migliora resistenza e forza
  • pilates adattato e yoga: per la propriocezione e il controllo neuromuscolare

Evidenza: Uno studio su Multiple Sclerosis Journal (2024) ha mostrato che l’esercizio riduce i livelli plasmatici di interleuchina-6 e migliora le funzioni esecutive.

Approccio integrato e personalizzato

Le evidenze suggeriscono che un approccio integrato, che combini esercizio fisico regolare, alimentazione anti-infiammatoria e supplementazione nutrizionale selettiva, può ottimizzare la prevenzione delle ND. La personalizzazione di tali interventi, in base all’età, alla genetica (ad esempio, presenza dell’allele APOE4) e allo stile di vita, rappresenta una frontiera di grande rilevanza clinica.

Conclusioni

L’attività fisica rappresenta una terapia non farmacologica di provata efficacia per molte malattie neurodegenerative. Tuttavia, il tipo, la durata e l’intensità dell’esercizio devono essere personalizzati in base alla diagnosi, allo stadio clinico e alla risposta del paziente. L’interdisciplinarità tra neurologo, fisioterapista, medico dello sport e psicologo è fondamentale per massimizzare i benefici.

Bibliografia

  • Ngandu T et al. (2024). “FINGER Study”. Lancet Neurology. — Fonte
  • Buchman AS et al. (2023). “Exercise and Parkinson Disease”. JAMA Neurology. — Fonte
  • Pupillo E et al. (2023). “Exercise in ALS”. Amyotrophic Lateral Sclerosis and Frontotemporal Degeneration. — Fonte
  • Latimer-Cheung AE et al. (2024). “Exercise Guidelines for MS”. Multiple Sclerosis Journal. — Fonte
  • American College of Sports Medicine. (2023). “Position Stand: Exercise in Neurological Disease”. — Fonte

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