Uno studio osservazionale basato su dati del PLCO Cancer Screening Trial, una delle più grandi coorti epidemiologiche oncologiche, ha analizzato l’associazione tra l’uso di ibuprofene e il rischio di sviluppare cancro dell’endometrio, il più comune tumore dell’utero tra le donne, soprattutto in età post-menopausale. I risultati mostrano un legame statistico tra alcuni livelli di assunzione di ibuprofene e una riduzione del rischio di questa neoplasia, ma i risultati vanno interpretati con cautela.
Lo studio ha coinvolto 42.394 donne di età compresa tra 55 e 74 anni seguite per una media di 12 anni, durante i quali sono stati identificati 678 casi di tumore dell’endometrio. Le partecipanti sono state classificate in base alla frequenza di assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Risultati principali
Le donne che assumevano almeno 30 compresse di ibuprofene al mese mostravano un rischio di sviluppare il cancro dell’endometrio significativamente inferiore (circa 25% in meno) rispetto a coloro che ne facevano un uso sporadico (meno di quattro compresse al mese). L’effetto associato all’ibuprofene sembrava particolarmente pronunciato in sottogruppi di donne con storia di malattie cardiovascolari. Al contrario, l’uso di aspirina non ha mostrato un’associazione significativa con il rischio di cancro dell’endometrio in questa analisi.
Interpretazione scientifica
I risultati emergono da un disegno osservazionale, quindi identificano un’associazione statistica, ma non consentono di dimostrare che l’ibuprofene riduca direttamente il rischio di cancro dell’endometrio. I ricercatori sottolineano che possono esistere molteplici fattori confondenti — come stile di vita, condizioni di salute di base e altri determinanti non misurati — che influenzano sia l’uso di farmaci sia l’incidenza del tumore.
Dal punto di vista biologico, gli FANS come l’ibuprofene agiscono inibendo enzimi COX coinvolti nei processi infiammatori. Poiché l’infiammazione cronica è implicata in molti tumori, è plausibile che questi farmaci influenzino percorsi biologici rilevanti nel cancro. Tuttavia, l’evidenza diretta e l’effetto clinico preventivo non sono ancora stabiliti in modo definitivo.
Limiti e considerazioni
La natura osservazionale dello studio non consente conclusioni causali. L’uso regolare e ad alte dosi di ibuprofene può avere effetti collaterali significativi (come ulcere gastro-intestinali, sanguinamenti, problemi renali e cardiovascolari) quando assunto per periodi prolungati. Studi più ampi e controllati sono necessari per comprendere meglio se esiste un reale effetto preventivo e per chiarire i potenziali meccanismi molecolari coinvolti.
L’associazione osservata tra uso regolare di ibuprofene e rischio più basso di cancro dell’endometrio fornisce un’interessante ipotesi di ricerca, ma non può essere interpretata come prova che il farmaco prevenga il tumore. Rimane fondamentale affidarsi alle strategie di prevenzione consolidate (controllo del peso, attività fisica, screening regolare) e consultare sempre un medico prima di intraprendere qualsiasi uso terapeutico regolare di FANS.

