Gio. Feb 12th, 2026

Narcisismo e Papilloma Virus Umano: quando l’abuso psicologico aumenta il rischio biologico di contagio da HPV

Coercizione sessuale, gaslighting e stress prolungato come principali fattori di compromissione della salute riproduttiva femminile

Dott.ssa Maria Rosaria Santilli
Psicologa Forense | Criminologa Investigativa
Esperta in Violenza Domestica, Bullismo e Gaslighting Istituzionale
Iscritta all’Albo degli Psicologi A/29456
Pubblicazione Anno 9 n. 90 FEBBRAIO 2026 – ISSN 2612 – 4947

La correlazione tra abuso narcisistico e contagio da Papilloma Virus Umano (HPV) è più frequente di quanto si immagini, ma su questo tema aleggia un pericoloso silenzio. La disinformazione – unita alla scarsa educazione sulla tutela della salute riproduttiva – continua inevitabilmente a mietere vittime. Quante donne, fin dalla giovanissima età, non avendo ricevuto un’adeguata formazione sulla propria salute intima e sessuale, mettono in atto comportamenti rischiosissimi, convinte paradossalmente di non essere esposte ad alcun pericolo. E così, proprio come un partner narcisista, quel virus invisibile ed opportunista si insinua nelle crepe della vulnerabilità, pronto a prosperare dove la protezione viene meno.

HPV e cancro del collo dell’utero costituiscono due manifestazioni di uno stesso processo patologico, intimamente connesse da un legame che, sul piano clinico ed epidemiologico, risulta difficilmente scindibile. La relazione tra infezione da Papilloma Virus Umano e sviluppo di carcinoma cervicale è ormai ampiamente documentata, tanto che il rischio oncologico si colloca come una possibilità concreta ogni volta che un rapporto sessuale non protetto viene consumato.  È sufficiente una singola esposizione, anche isolata, affinché si inneschi una sequenza di eventi biologici in grado di produrre conseguenze potenzialmente irreversibili.  Dal momento in cui l’HPV viene contratto, il rischio di evoluzione verso la carcinosi uterina inizia ad incombere come un’ombra sulla salute riproduttiva della donna.

Anche se il virus si negativizza? 

Si, anche nel caso in cui il virus risulti negativizzato, il rischio non può essere considerato azzerato. 

L’HPV, infatti, è in grado di lasciare modificazioni cellulari persistenti, poiché anche quando l’infezione attiva non è più rilevabile dai test clinici, alcune cellule possono essere già state alterate o aver subito mutazioni nel corso del ciclo vitale dell’infezione.  In termini pratici, il virus può aver già “seminato” cambiamenti nel tessuto cervicale che, se non adeguatamente individuati e monitorati, possono evolvere lentamente verso lesioni precancerose o, nel lungo periodo, verso forme tumorali vere e proprie.  È inoltre importante chiarire che la temporanea scomparsa del virus dai test non equivale ad una condizione di immunità o di protezione definitiva, poiché un abbassamento delle difese immunitarie o una nuova esposizione al virus possono favorire sia la riattivazione dell’infezione, sia la progressione di cellule già compromesse.  L’HPV, dunque, non può essere considerato un ospite transitorio, ma un artista dell’ombra che – anche quando sembra essersi ritirato – può aver lasciato tracce del proprio passaggio, predisponendo il terreno a rischi futuri.

Ma cosa c’entra il narcisismo con tutto questo?

Esiste una correlazione significativa tra abuso narcisistico ed aumento del rischio di contrarre l’HPV.

Spesso, infatti, la donna si espone a comportamenti rischiosi proprio a causa della manipolazione subita da un partner incurante, arrogante, incapace di riconoscere le proprie lacune, che reagisce con aggressività, indignazione, disprezzo, induzione di sensi di colpa, vittimismi, minacce, ricatti e silenzi punitivi per silenziare eventuali dubbi o titubanze della sua vittima. E così, molte donne – non sufficientemente informate circa i rischi riguardanti la sfera della salute riproduttiva e sessuale femminile – si ritrovano ad essere facilmente condizionate ad eseguire le richieste di quel partner abusante.

È qui che nasce il preoccupante collegamento: il sesso non protetto diventa a tutti gli effetti uno strumento manipolatorio di controllo e coercizione. Il manipolatore narcisista è abile a trasformare la sua vittima in una marionetta spersonalizzata, esperto a “costringere senza costringere”.  Sa perfettamente che non è necessario esporsi in maniera diretta e rischiare di compromettere la propria facciata di rispettabilità, perché è sufficiente indurre sensi di colpa nella vittima ed ottenere in questo modo ciò che desidera, senza però apparire come una persona cattiva.

Frasi come: “Come osi non fidarti di me?! Io sono pulitissimo! Con chi credi che io sia stato?! Che persona pensi che io sia?! Ma non ti vergogni ad insinuare certe cose?! Mi fai sentire sporco! Pensi davvero che io sia un depravato?!” sono pianificate con astuzia per far sentire la vittima colpevole delle presunte “accuse” che il narcisista – recitando un impeccabile ruolo di vittima – attribuisce ad una fantomatica ed infondata maldicenza sul suo conto.  A quel punto, la partner – stremata e desiderosa di non sembrare malfidata o accusatoria – rinuncia a qualsiasi forma di protezione.

Spesso la donna viene persuasa o crede erroneamente che il coito interrotto sia un metodo contraccettivo sicuro o che la semplice convinzione della fedeltà del partner possa preservarla dal contagio.  In realtà, è sufficiente un solo rapporto non protetto consumato con un qualsiasi partner precedente (sì, anche l’ex storica) per trasmettere il virus. Non è il tempo trascorso con una persona, né la natura “seria” o meno della relazione, a determinare il rischio: quel rischio esiste sempre, ed aumenta esponenzialmente in condizioni di promiscuità. È necessario sottolinearlo, perché uno dei cavalli di battaglia del narcisista che desidera ottenere rapporti non protetti è la classica frase:

Io l’ho fatto senza preservativo solo con la mia ex storica, e lei era pulitissima!

Da affermazioni simili emergono nitidamente due sconcertanti campanelli d’allarme:

  1. Una profonda ignoranza in ambito di malattie sessualmente trasmissibili;
  2. Un intento manipolatorio consapevole, orientato esclusivamente all’ottenimento di una sua convenienza personale.

Nel primo caso, sarebbe sufficiente invitare il partner a colmare le sue pericolose lacune informative, poiché – come noto – non tutte le malattie veneree esordiscono con sintomi immediati, non tutte si manifestano con lesioni evidenti e molte di esse presentano una silente “fase finestra”, in cui i test diagnostici risultano negativi nonostante il contagio.

Inoltre, è importante sottolineare che l’igiene personale non determina la trasmissione dei virus (poiché virus e batteri sono entità biologiche differenti) ed alcune infezioni virali – come quella da HPV – possono passare inosservate e risultare asintomatiche ed innocue per l’uomo, rappresentando invece un rischio significativo per la salute della donna. Tali princìpi sono consolidati da solide evidenze scientifiche e non possono essere soggetti ad opinioni ed interpretazioni personali. Uno degli aspetti più complessi legati all’HPV riguarda altresì l’impossibilità di individuare con certezza l’origine del contagio.  Proprio perché l’HPV è un virus subdolo e silenzioso, in grado di rimanere inattivo per anni, senza dare alcun segno della sua presenza, può accadere che – dopo numerosi Pap Test ed HPV Test risultati negativi – all’improvviso emergano anomalie cellulari o lesioni precancerose. A quel punto, stabilire quando e da chi sia avvenuto il contagio diventa praticamente impossibile. Potrebbe essere stato un partner di molti anni prima, la cui infezione è rimasta latente e non rilevabile nei test; potrebbe essere stato un partner più recente; potrebbe essersi trattato di infedeltà attuale o di promiscuità passata del partner; oppure l’evoluzione potrebbe essere stata accelerata da uno stato immunitario compromesso, come spesso accade nelle donne sottoposte a stress cronico derivante da abuso narcisistico. È proprio tale imprevedibilità a rendere l’HPV un virus così insidioso, perché la sua negatività nei test diagnostici non garantisce necessariamente la sua reale assenza o scomparsa, e perché l’intervallo tra contagio e manifestazione delle lesioni può essere talmente ampio da rendere impossibile attribuire responsabilità con certezza. Ed è anche per questo motivo che il sesso non protetto rappresenta un rischio enorme: le malattie sessualmente trasmissibili non sempre danno sintomi immediati, e la falsa percezione di “stare bene” o di “essere al sicuro” in una relazione stabile alimenta catene di contagio silenziose, difficilmente tracciabili e potenzialmente rovinose.

Nel secondo caso, appare chiaro che l’intento manipolatorio derivi da un bisogno di controllo e da una componente sadica, orientata all’ottenimento delle proprie gratificazioni personali. Per alcuni narcisisti è infatti gratificante l’idea di esporre la partner a rischi: sono perfettamente consapevoli dell’intenzionalità del danno arrecato e del potere che esercitano su una persona sottomessa.  Si tratta di una forma di umiliazione attraverso la quale alimentano il proprio ego. E mentre la vittima prova sensi di colpa per il semplice voler esercitare la propria autonomia decisionale e tutelare il proprio corpo, il narcisista si compiace in silenzio, forte della sensazione di onnipotenza che gli deriva dal suo ruolo di “dittatore”: è lui a dettare legge su ogni sfera, non limitandosi solamente a quella psicologica. Il narcisista non pretende solamente che la partner sia usata per appagare un desiderio sessuale effimero, ma esige anche che venga esposta a rischi potenzialmente irreversibili.

A ciò si aggiungono rinfacci paradossali sul costo dei preservativi (pur trovando sempre denaro per sigarette, alcol, droghe, scommesse o spese di natura ambigua) ed ulteriori pressioni come: “Basta con queste paranoie! Io sono capace e so trattenermi!

Come se il rischio dei rapporti non protetti si limitasse alla sola possibilità di una gravidanza indesiderata. Il narcisista arriva così a voler controllare perfino la salute riproduttiva della donna, anche quando è pienamente consapevole dei propri vissuti promiscui, dei propri tradimenti attuali e passati e dei pericoli che essi comportano per la vittima. L’abuso narcisistico ha quindi inevitabili effetti misurabili sul corpo, configurandosi in una forma di violenza di tipo coercitivo.

Violenza coercitiva e compromissione del sistema immunitario

La coercizione psicologica agita dal narcisista non si limita dunque ad intervenire sulla mente della vittima, ma penetra progressivamente anche nella fisiologia del suo organismo, agendo come un processo continuativo che condiziona, limita, controlla e compromette la sua autonomia.

Si tratta di una forma di “dominio sistemico” che attraversa la sfera emotiva, cognitiva, decisionale ed – inevitabilmente – anche quella biologica, alterando la percezione del rischio, indebolendo la capacità di autodeterminazione, attivando ripetutamente cascate neuroendocrine deputate alla gestione dello stress, aumentando esponenzialmente i livelli di cortisolo e, di conseguenza, indebolendo il sistema immunitario. Ed un sistema immunitario compromesso rappresenta uno dei fattori di rischio principali non solo nella contrazione dell’HPV, ma anche nello sviluppo delle sue complicanze più gravi: un organismo indebolito fatica infatti ad eliminare spontaneamente il virus ed aumenta la probabilità che eventuali alterazioni cellulari persistano, progrediscano o rallentino la loro naturale regressione. A ciò si aggiunge il condizionamento psicologico che spinge la donna ad assumere comportamenti sessuali rischiosi al fine di compiacere il partner narcisista, azzerando o riducendo drasticamente le sue possibilità di proteggersi. La violenza coercitiva, dunque, non risiede soltanto nella mente, ma si imprime nel corpo di chi la subisce, disarmandolo e trasformandosi in alterazioni concrete e misurabili.Proprio a tale proposito, è importante sottolineare che esistono osservazioni cliniche che evidenziano una connessione significativa tra abuso narcisistico, indebolimento del sistema immunitario e maggiore probabilità di risultare positive all’HPV.

Quando una donna vive in un contesto relazionale tossico – sia affettivo, che famigliare – caratterizzato da gaslighting, svalutazione, manipolazione, trascuratezza, aggressività, deprivazione affettiva ed instabilità emotiva, il suo sistema nervoso rimane intrappolato per anni in uno stato di ipervigilanza e di allerta costante, alterando la regolazione ormonale, l’equilibrio del microbioma e la capacità del corpo di difendersi da virus opportunisti. Diversi professionisti che lavorano accanto a donne sopravvissute a questo tipo di abuso riportano uno sconcertante dato ricorrente: molte di esse, oltre a manifestare sintomi post traumatici ansioso-depressivi e disturbi psicosomatici, risultano anche più frequentemente positive all’HPV, presentando un rischio maggiore di sviluppare lesioni cancerose alla cervice uterina. La medicina tradizionale fatica a collegare i puntini, ma la realtà clinica mostra una chiara correlazione.

Narcisismo e HPV: una sorprendente analogia

Un aspetto sorprendente riguarda l’analogia tra il comportamento del narcisista e quello del virus stesso.

L’HPV, infatti, agisce come proprio come un narcisista:

  • Approfitta di un sistema immunitario indebolito;
  • Si insinua quando la persona è più vulnerabile;
  • Sembra esercitare “più potere” della donna che lo ospita;
  • Induce angoscia, paura, ansia e senso di colpa;
  • Prospera nel caos biologico e psicologico.

È come se un corpo abituato alla violenza narcisistica diventasse un terreno fertile per un virus che ne replica le stesse dinamiche predatorie.

La buona notizia è che spezzare il ciclo dell’abuso aiuta anche a neutralizzare il virus. Quando la donna inizia a ristabilire il contatto con sé stessa, a ricostruire la propria identità, a riequilibrare sistema nervoso ed ormonale, il corpo torna progressivamente in uno stato armonioso che non permette al virus di prosperare. Molte donne, una volta allontanatesi dalla relazione abusante e dopo aver intrapreso un percorso di guarigione dal dolore emotivo, riescono non solo a negativizzare l’HPV, ma anche a prevenire recidive e complicazioni. Guarire dall’abuso narcisistico significa guarire anche il corpo, interrompere un ciclo in cui mente e tessuti biologici venivano costantemente minacciati e compromessi, e costruire un ambiente interno che rappresenti una fortezza in cui il virus non può più colonizzare.Perché l’HPV non è in grado di sopravvivere in un corpo che ha smesso di vivere nella paura ed ha ricominciato a riconoscersi degno di amore e di rassicuranti premure, di cura e di bisogni ascoltati, di protezione e di confini rispettati.


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