Il numero di marzo 2026 di Salute33 vede come volto copertina la Dott.ssa Monica Calcagni, Medico Chirurgo, Specialista in Ostetricia e Ginecologia, Master di II livello in Medicina Estetica.
ARTICOLO DI COPERTINA
La sindrome genito-urinaria della menopausa (GSM, Genitourinary Syndrome of Menopause) è una condizione clinica cronica correlata alla progressiva riduzione degli estrogeni e di altri steroidi sessuali nel periodo post-menopausale. Tale sindrome comprende modificazioni a carico dei tessuti vulvo-vaginali e del tratto urinario inferiore, con manifestazioni che interessano la sfera genitale, urinaria e sessuale.
Il termine, adottato dalla North American Menopause Society nel 2014, ha sostituito la precedente definizione di atrofia vulvo-vaginale per rappresentare più accuratamente la complessità fisiopatologica e funzionale del quadro clinico.
La carenza estrogenica determina un assottigliamento dell’epitelio vaginale, riduzione del glicogeno epiteliale, alterazione del microbiota locale e aumento del pH vaginale. Contestualmente, si osserva riduzione della vascolarizzazione, dell’elasticità e dell’idratazione tissutale, con possibile coinvolgimento dell’uretra e della vescica.
La prevalenza della GSM nelle donne in post-menopausa varia tra il 40 e il 70 per cento, con intensità crescente nel corso degli anni successivi alla menopausa. Nonostante l’elevata frequenza, il fenomeno è spesso sottodiagnosticato: numerose donne non riferiscono spontaneamente i sintomi, talvolta percepiti come una componente inevitabile dell’invecchiamento.
I sintomi vulvo-vaginali più comuni includono secchezza, bruciore, irritazione e dispareunia. La compromissione della funzione sessuale è frequentemente significativa e può determinare riduzione del desiderio, difficoltà nel mantenimento dell’eccitazione, dolorabilità o impossibilità nei rapporti penetrativi e insoddisfazione generale dell’attività sessuale.
La sintomatologia urinaria associata, come urgenza, frequenza minzionale, disuria, incontinenza e infezioni ricorrenti del tratto urinario, può interferire con le attività quotidiane, limitare la partecipazione a contesti sociali e influenzare negativamente la percezione di benessere personale.
Numerosi studi hanno dimostrato che la GSM è correlata a una riduzione significativa degli indici di qualità della vita, comparabile a quella osservata in altre condizioni croniche non ginecologiche.
La diagnosi è essenzialmente clinica e si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo. Strumenti validati come il Vaginal Health Index e il Female Sexual Function Index possono essere impiegati per quantificare la sintomatologia e monitorare la risposta terapeutica.
Una valutazione multidimensionale consente di distinguere la GSM da altre condizioni concomitanti, come dermatiti vulvari, vaginiti infettive e patologie del pavimento pelvico.
La gestione della GSM è finalizzata al miglioramento della qualità della vita attraverso il ripristino, per quanto possibile, del trofismo e della funzionalità dei tessuti. Nei quadri lievi, lubrificanti e idratanti vaginali possono fornire sollievo sintomatico, pur non determinando effetti strutturali duraturi.
La terapia estrogenica vaginale a basso dosaggio rappresenta il trattamento di riferimento nella GSM moderata-severa, con consolidata efficacia nel migliorare pH vaginale, lubrificazione ed elasticità tissutale, e con un profilo di sicurezza favorevole anche nel lungo termine.
Altre opzioni comprendono il DHEA vaginale, i modulatori selettivi del recettore estrogenico e, in casi selezionati, la terapia ormonale sistemica secondo indicazione clinica.
Negli ultimi anni hanno suscitato interesse alcune tecnologie fisiche finalizzate al miglioramento del trofismo vaginale.
Laser frazionato CO₂ ed Er:YAG
Questi dispositivi agiscono tramite stimolazione del rimodellamento del collagene e incremento della vascolarizzazione. Studi preliminari hanno descritto un miglioramento della secchezza e della dispareunia; tuttavia, le revisioni sistematiche sottolineano l’eterogeneità dei protocolli e la necessità di studi randomizzati controllati a lungo termine. Le agenzie regolatorie internazionali raccomandano cautela nell’uso clinico, in assenza di indicazioni formali.
Radiofrequenza vaginale
L’applicazione di energia elettromagnetica è proposta per favorire la neocollagenesi e aumentare la temperatura locale. I risultati disponibili suggeriscono un possibile beneficio sintomatico, ma l’evidenza è attualmente limitata.
Ossigenoterapia e ossigeno-ozono
L’impiego di ossigenoterapia, in particolare in ambito iperbarico, è oggetto di studi preliminari volti a migliorare microcircolazione e processi riparativi. Le evidenze rimangono esplorative e non costituiscono allo stato attuale approccio standard.
Elettroporazione
La veicolazione transdermica assistita di sostanze idratanti e riparatrici è oggetto di studi clinici su piccole casistiche, con risultati promettenti ma non conclusivi.
Nel complesso, tali approcci rappresentano aree di ricerca in evoluzione, potenzialmente utili in pazienti selezionate, soprattutto in presenza di controindicazione o intolleranza alla terapia ormonale locale. Tuttavia, non sostituiscono le terapie farmacologiche con evidenza consolidata.
In conclusione, la sindrome genito-urinaria della menopausa è una condizione comune e spesso sotto-riconosciuta, con impatto significativo sulla funzione sessuale, sul benessere psicologico e sulla partecipazione sociale.
Una comunicazione clinica chiara e non stigmatizzante, associata a un approccio terapeutico personalizzato, rappresenta un elemento centrale nella gestione. Le terapie fisiche locali necessitano di ulteriore validazione scientifica prima di poter essere integrate in modo sistematico nei percorsi terapeutici.
Una maggiore consapevolezza, sia nella popolazione generale sia nei professionisti sanitari, può contribuire a superare stigmi e reticenze, favorendo un approccio terapeutico tempestivo ed efficace.
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