AUTORI:
Teresa D’Agostino, Eliana Ciccone, Angelo Ferraro
Anno 9 n. 91 MARZO 2026 – ISSN 2612 – 4947
INTRODUZIONE
L’emicrania, secondo l’International Headache Society, viene definita come una cefalea idiopatica ricorrente, che si manifesta con attacchi della durata di 4-72 ore. Caratteristiche tipiche della cefalea sono:
- localizzazione unilaterale
- dolore pulsante
- intensità media o forte
- aggravamento con le attività fisiche di routine
- associazione con nausea
- fotofobia
- fonofobia
Inoltre, coinvolge maggiormente il sesso femminile con un rapporto maschio/femmina 3:1. È la sesta patologia per prevalenza del genere umano e la seconda più disabilitante. Si manifesta attraverso diverse fasi, come un continuum di sintomi: prodomi, aura, fase algica e sintomi postumi.
I prodromi includono modifica dell’umore, ipo o iperattività, desiderio intenso di cibo, ritenzione di liquidi e ipersensibilità a luci, suoni e odori. La fase algica, che può durare tra le 4 e le 72 ore, è quella in cui compare la cefalea. In ultimo i sintomi postumi possono essere diuresi, stanchezza e affaticamento.
Pertanto tale condizione è definita come un disordine neurologico complesso delle funzioni superiori e dei meccanismi di controllo del dolore, senza alcuna anormalità strutturale rilevabile.
APPROCCIO TERAPEUTICO
Al momento sono stati autorizzati e disponibili trattamenti innovativi, quali anticorpi monoclonali inibitori del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP) ovvero: erenumab, galcanezumab, fremanezumab, eptinezumab.
CGRP è un neuropeptide che modula il segnale nocicettivo ed è un vasodilatatore che è stato associato alla fisiopatologia dell’emicrania. Al contrario di altri neuropeptidi, si è osservato che i livelli di CGRP aumentano in modo significativo durante l’attacco emicranico e ritornano alla norma con la risoluzione della cefalea.
Nei pazienti l’infusione endovenosa di CGRP provoca cefalea di tipo simil-emicranico. L’inibizione degli effetti del CGRP può teoricamente attenuare la vasodilatazione compensatoria in condizioni di ischemia.
Erenumab è un anticorpo monoclonale umano che lega il recettore del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP-R), competendo in modo potente e specifico con il legame del CGRP al proprio recettore, inibendone la funzione.
È destinato a pazienti con almeno 4 giorni di emicrania al mese nella fase iniziale di trattamento. La dose raccomandata è 70 mg ogni 4 settimane, mentre alcuni pazienti possono beneficiare di una dose da 140 mg ogni 4 settimane.
Il farmaco è per uso sottocutaneo e si presenta come siringa o penna preriempita da conservare in frigorifero tra 2 e 8 °C. Dopo essere stato rimosso dal frigorifero deve essere utilizzato entro 14 giorni quando conservato a temperatura ambiente (fino a 25°C) o eliminato.
Le sedi per l’iniezione comprendono addome, coscia o parte esterna del braccio. Deve essere scelta a rotazione una diversa sede di iniezione e le iniezioni non devono essere eseguite in aree dove la cute è dolorante, presenta lividi, arrossamenti o indurimenti.
Possibili reazioni avverse sono reazioni al sito di iniezione come dolore localizzato, eritema e prurito. Studi clinici hanno dimostrato che la maggioranza dei pazienti che rispondono alla terapia presenta un beneficio clinico entro 3 mesi.
Galcanezumab, fremanezumab ed eptinezumab legano direttamente il CGRP bloccandone l’azione.
Le dosi raccomandate sono:
- Galcanezumab 120 mg sottocute ogni 4 settimane
- Fremanezumab 225 mg sottocute ogni 4 settimane
- Eptinezumab 100 mg per infusione endovenosa ogni 12 settimane
Le reazioni avverse registrate includono principalmente dolore nel sito di iniezione, orticaria non grave e, raramente, reazioni anafilattiche.
Di recente introduzione nella pratica clinica è una nuova classe di farmaci definiti gepanti: Rimegepant, Atogepant e Zavegepant.
Questi farmaci possono essere utilizzati per il trattamento sintomatico dell’emicrania (con o senza aura) e per la profilassi dell’emicrania episodica e cronica negli adulti che presentano almeno 8 giorni di emicrania disabilitante al mese negli ultimi tre mesi.
Agiscono sul CGRP bloccando reversibilmente i suoi recettori e inibendo i meccanismi che scatenano l’attacco emicranico.
Rimegepant è disponibile in forma di liofilizzato orale da 75 mg, assunto al bisogno per l’attacco acuto oppure come profilassi a giorni alterni.
L’emivita di eliminazione è di circa 11 ore. Gli effetti avversi più frequenti includono nausea e reazioni di ipersensibilità.
Atogepant è disponibile in compresse da 10 mg e 60 mg. La dose raccomandata è 60 mg una volta al giorno.
Possibili reazioni avverse includono nausea, stipsi, riduzione dell’appetito, stanchezza o sonnolenza e aumento delle transaminasi epatiche.
CONCLUSIONI
Le nuove frontiere nella terapia dell’emicrania includono anticorpi monoclonali che riducono drasticamente le crisi e farmaci innovativi come i gepanti per uso orale, efficaci sia nel trattamento acuto che preventivo.
Queste terapie rappresentano una svolta soprattutto per i pazienti che non rispondevano alle cure tradizionali. L’arrivo di farmaci specifici contro il CGRP, la proteina coinvolta nei meccanismi del dolore emicranico, rappresenta un passo avanti significativo.
Essi permettono di:
- unire trattamento e prevenzione in un’unica molecola
- migliorare l’aderenza terapeutica
- ampliare le possibilità di cura per i pazienti resistenti alle terapie tradizionali
- ridurre il rischio di abuso di farmaci sintomatici
L’innovazione farmacologica è quindi cruciale considerando quanto l’emicrania sia diffusa e invalidante. Per anni è stata sottovalutata e sottodiagnosticata; oggi, grazie alle nuove terapie, si apre una nuova fase fatta di maggiore personalizzazione delle cure e di un approccio mirato a ridurre il peso della malattia sia sul singolo individuo sia sulla società.

