AUTORI:
Teresa D’Agostino, Eliana Ciccone, Angelo Ferraro
Anno 9 n. 91 MARZO 2026 – ISSN 2612 – 4947
Le malattie eosinofile dell’apparato gastrointestinale (EGID) si dividono in due gruppi principali distinte sulla base dei tratti interessati: l’esofagite eosinofila (EoE) e la gastroenterite eosinofila (EGE). Si tratta in entrambi i casi di una malattia rara gastrointestinale benigna caratterizzata dalla presenza di disturbi gastrointestinali non specifici associati ad un’infiltrazione eosinofila del tubo digerente, che può coinvolgere diversi segmenti e strati all’interno della parete GI, nel 77% dei casi è frequente l’interessamento di più di un tratto gastrointestinale.
La diagnosi si basa su dati clinici, anatomo-patologici e sull’esclusione di tutte le altre patologie locali e sistemiche che possano dare accumulo di eosinofili nell’esofago. L’obiettivo principale della terapia è ridurre l’infiammazione, pur essendo disponibili diverse cure, non tutti i pazienti rispondono in modo efficace; pertanto l’impiego di farmaci anticorpi monoclonali che mimano l’azione degli anticorpi naturali del sistema immunitario nei disturbi autoimmuni, in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti sani dell’organismo, può essere impiegata per bloccare le risposte autoimmuni e ridurre l’infiammazione. Gli anticorpi monoclonali agiscono inibendo specifiche molecole coinvolte nella patogenesi delle malattie autoimmuni, contribuendo a controllare i sintomi e a migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Cause e fattori concomitanti
La causa principale sembra essere una reazione immunitaria localizzata a livello del tratto gastrointestinale in risposta all’ingestione di alcuni allergeni presenti in determinati cibi e/o sostanze inalate. Questa reazione dà luogo, in soggetti predisposti, a una infiammazione cronica con l’accumulo a livello della parete dell’organo di cellule immunitarie, ovvero gli eosinofili. L’esofagite eosinofila è una malattia multifattoriale, le cui cause vanno dalla predisposizione genetica all’esposizione ambientale con risposte immunitarie anomale, infatti molto spesso i pazienti affetti da questa patologia presentano altri disordini allergici, come la rinite allergica, l’asma, la dermatite atopica, il prurigo nodulare. Gli allergeni alimentari (alimenti come latte, grano, uova, soia, noci e pesce) sono considerati i principali trigger dell’esofagite eosinofila. L’esposizione a questi antigeni induce una risposta immunitaria mediata dalle cellule T helper di tipo 2, con produzione di citochine come l’interleuchina-5, che promuove il reclutamento e l’attivazione degli eosinofili nella mucosa esofagea.
Epidemiologia
L’incidenza stimata negli adulti è di 7,0:100.000/anno e nei bambini 5,1:100.000/anno; la stima della prevalenza complessiva risulta essere di 34/100.000.
In tutte le fasce d’età, l’EoE è più comune nei maschi, con un rapporto maschio/femmine di 3:1; il picco di incidenza si verifica tra i 20 e i 40 anni.
Si tratta di una patologia ancora oggi rara secondo il nomenclatore italiano delle malattie rare seppur in Europa già non più è considerata tale visto l’elevato numero di incidenza e prevalenza di diagnosi annue in costante aumento. Il codice di esenzione per malattia rara che identifica le EGID è RI0030; inoltre in Italia sono presenti 64 Centri specializzati autorizzati per la diagnosi e cura.
I sintomi dell’esofagite eosinofila sono:
- disfagia, ovvero la sensazione di una non corretta progressione del cibo in esofago, prevalentemente per i cibi solidi;
- sensazione di arresto del bolo ingerito, che talvolta può rendere necessario un intervento medico, dunque un accesso al pronto soccorso dove spesso viene fatta la prima diagnosi;
- rigurgito e bruciore retrosternale;
- dolore addominale;
- dispepsia o difficoltà digestive.
Diagnosi
La diagnosi si basa su tre principali segni clinici che valgono per tutte le età:
- la presenza di sintomi gastrointestinali cronici con sintomi di disfunzione esofagea e l’esecuzione di una gastroscopia, che permette la visualizzazione diretta dell’esofago e di eventuali segni della patologia;
- un denso infiltrato eosinofilo di uno o più segmenti del tratto gastrointestinale; con la presenza di almeno 15 eosinofili / High Power Field (HPF) o 60 eosinofili per mm2;
- l’esclusione di altre cause di eosinofilia, in particolare allergia a cibo e reazioni a farmaci, malattia celiaca, infezioni parassitarie, malattie infiammatorie croniche intestinali, poliartrite nodosa, granulomatosi eosinofilica, linfomi e leucemie.
Il più delle volte la malattia viene diagnosticata per la prima volta in Pronto soccorso dove vengono portati i pazienti quando vanno incontro al blocco di un bolo alimentare nell’esofago: è questo il più frequente incidente causato dalla malattia trascurata. Il paziente, dopo valutazione specialistica per sospetta EoE o EGE, dovrebbe essere indirizzato ad un team multidisciplinare per la gestione del paziente, oltre alle figure professionali essenziali come il gastroenterologo o il pediatra, dovrebbe comprendere anche i seguenti specialisti quali: l’anatomo-patologo, l’allergologo, il nutrizionista, lo pneumologo, l’otorino, lo psicologo, il genetista, il fisioterapista.
La terapia dell’EGE manca di evidenze scientifiche solide ed è quindi empirica e basata sulla severità di malattia. Nella EoE è stato fissato come obiettivo terapeutico la riduzione del numero degli eosinofili alle biopsie esofagee che devono essere < 15/HPF, e la riduzione dei sintomi a 6-12 settimane di terapia. Nei bambini, inoltre, la terapia deve assicurare una crescita e uno sviluppo nella norma, il trattamento medico da solo può essere sufficiente a migliorare la sintomatologia mentre negli adulti la presenza di stenosi può rendere necessaria la dilatazione endoscopica.
PERCORSO TERAPEUTICO NUTRIZIONALE E FARMACOLOGICO
Le terapie nutrizionali
- la dieta elementare con formula aminoacidica;
- la dieta oligoantigenica basata sulla rimozione empirica di alcune classi di alimenti (dieta dei 6 alimenti), lo schema dietetico top-down e successiva graduale reintroduzione di una classe per volta, seguita da controllo endoscopico ed istologico, allo scopo di individuare gli allergeni trigger, sia di uno schema step-up eliminando inizialmente due alimenti (preferibilmente proteine del latte vaccino e glutine/grano) restringendo successivamente la dieta in caso di mancata efficacia confermata al controllo endoscopico ed istologico;
- la dieta guidata dalla positività delle prove allergologiche fa leva su esiti di prick test, dosaggio delle IgE specifiche e atopy patch test.
Terapie farmacologiche
Terapie di prima scelta nella fase acuta e cronica:
- Corticosteroidi (Prednisone, Budesonide, Metilprednisolone, Prednisone)
- Inibitori di pompa protonica ad alto dosaggio
- Sodio Alginato + Potassio Bicarbonato
Terapie con anticorpi monoclonali in fase cronica:
Omalizumab, Mepolizumab, Benralizumab, Dupilumab sono anticorpi monoclonali IgG4 umani ricombinanti che inibiscono la trasduzione del segnale dell’interleuchina-4, l’interleuchina-5, dell’interleuchina-13 ovvero proteine coinvolte nella produzione e sopravvivenza degli eosinofili; tipo di globuli bianchi che contribuiscono al processo infiammatorio in diverse patologie. Questo processo riduce il numero di eosinofili nel sangue ed è chiamato citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente (ADCC).
Supplementi nutrizionali:
Acqua gelificata, Vitamina D, Calcio, Complesso di vitamine B e Vitamina E.
Conclusioni
La gestione di questi pazienti rappresenta una sfida complessa, l’impiego nella pratica clinica degli anticorpi monoclonali rappresentano una delle più importanti innovazioni della medicina moderna, costituendo una classe di farmaci biotecnologici che ha rivoluzionato il trattamento di numerose patologie, tra cui l’esofagite eosinofila. La terapia monoclonale rappresenta un importante passo avanti nella cura, offrendo ai pazienti opzioni terapeutiche mirate e efficaci. Nonostante gli effetti collaterali possibili, i benefici di questa forma di trattamento possono essere significativi, migliorando la qualità di vita e le prospettive di guarigione. Inoltre, un approccio multidisciplinare e la stretta collaborazione tra diversi specialisti risultano fondamentali nella gestione delle varie manifestazioni dello spettro infiammatorio.

