La paura evitata diventa panico, la paura guardata in faccia diventa coraggio

Dott.ssa Francesca Rispoli ~ Psicologa

Pubblicazione salute33 Rivista di Divulgazione Scientifica – ANNO 3 N.9 SETTEMBRE 2020 – ISSN: 2612/4947

La paura è un’emozione primaria che, ha delle origini molto lontane. Essa, ha una funzione adattiva estremamente importanteperché, permette all’essere umano di riconoscere un pericolo e poter così attuare tutta una serie di comportamenti risolutivi per la salvaguardia della nostra persona.

La paura, scatta di fronte a uno stimolo preciso, ben definito, identificabile proveniente dal mondo esterno e cessa nel momento in cui il pericolo sparisce.
Quando invece, si trasforma in ansia e panico, la paura non cessa, ma si prolunga nel tempo anche senza una vera e propria fonte di pericolo.

Se ben gestita, la paura, ci dà la spinta per migliorare noi stessi perché, proprio quando siamo di fronte a qualcosa che ci spaventa che, ci è concesso il privilegio di essere coraggiosi e di sviluppare in noi nuove risorse.  Infatti, un buon livello di attivazione della paura, ci permette di migliorare la performance quali: parlare in pubblico o affrontare una gara sportiva, ma se l’intensità della nostra paura supera un certo livello le nostre performance ne risentiranno in modo negativo. La maggior parte delle persone ha “paura della paura” e allora tende ad evitarla o a reprimerla, ma è proprio il tentativo di reprimere la paura che, la incrementa e genera il panico.

Alcuni criteri diagnostici dell’attacco di panico, secondo il DSM-5, sono: palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori, fiato corto o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore al petto, nausea, sensazioni di instabilità, parestesie, ecc.. Secondo l’OMS, quasi un terzo della popolazione europea soffre di ansia e panico. Questo accade perché, le persone trattano la paura in modo CONTINUA A LEGGERE

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