Pet therapy e DPTS

Pierangelo Valaperta ~ Dottore in Psicologia Clinica e delle Riabilitazioni
Pubblicazione – ANNO 3 N.28 OTTOBRE 2020 – ISSN: 2612/4947

Un filone di interventi di pet-therapy è stato dedicato al trattamento di individui che avevano sviluppato un Disturbo da Stress Post-Traumatico. Si tratta di un disturbo che l’individuo sviluppa, solitamente, in seguito all’esposizione a eventi che mettono a rischio la sua incolumità fisica, di natura sia apicale (dovuta a un singolo evento) che prolungata (dovuta a eventi ricorrenti nel tempo), ma anche a esperienze profondamente disturbanti e terrorizzanti, che possono configurare una condizione traumatica e di stress cronico. 

I sintomi di questo disturbo includono ricordi intrusivi dell’episodio traumatico, che allo stesso tempo vengono “compartimentalizzati”, ovvero depositati in un’area della coscienza normalmente distaccata da quella abituale, il che rende più difficile l’elaborazione di tali esperienze traumatiche. 

Di conseguenza, la persona non è in grado di affrontare i ricordi in modo diretto, ma tende a riviverli attraverso i ricordi, nonché a ricercare costantemente la presenza dei pericoli negli stimoli provenienti dall’ambiente, determinando un livello costante di allerta e, quindi, anche sintomi di stress e di iper-arousal. 

Il DPTS, che può colpire sia adulti e adolescenti che bambini, determina un accresciuto rischio di sperimentare problemi di salute, come disturbi somatoformi, cardiorespiratori, muscoloscheltrici, gastrointestinali e immunologici, oltre a essere associato con diverse comorbidità psichiatriche . 

Data la relazione tra l’esperienza traumatica e l’alterazione del normale funzionamento fisiologico del corpo, nel trattamento del DPTS vengono di solito impiegati protocolli centrati sul corpo, per aiutare la persona ad affrontare l’esperienza traumatica non solo in relazione ai pensieri e alle emozioni, ma anche alla risposta fisiologica nei confronti degli stimoli esterni. Per questo motivo, già negli anni Ottanta, alcuni autori hanno proposto di impiegare i princìpi della pet-therapy per il trattamento di questo disturbo .  

In particolare, i ricercatori si sono focalizzati sul trattamento di due diverse tipologie di pazienti con DPTS, ovvero i bambini e i veterani di guerra. Come si è visto nel primo capitolo, i reduci da battaglie e scontri a fuoco tendono, già in modo spontaneo, ad adottare animali domestici come cani e gatti, trovando in queste specie un grande aiuto dal punto di vista emotivo. 

Anche per i bambini che hanno sviluppato un DPTS, in seguito a situazioni di stress e trauma cronico dovute ad esempio a maltrattamenti, abuso o incuria, l’interazione strutturata con l’animale può essere di grande utilità, modulando i sintomi di stress e riducendo l’iperattivazione dell’arousal, che causa scompensi a livelli di ritmo sonno-veglia pericolosi anche per il corretto sviluppo del bambino. 

Studi recenti hanno passato in rassegna le principali ricerche finora condotte sugli effetti dell’AAT e degli AAI sui sintomi di stress post-traumatico, concludendo che questi interventi possono essere particolarmente efficaci su questi pazienti, favorendo un miglioramento dei sintomi e svolgendo un ruolo cruciale anche nella prevenzione del suicidio di questa popolazione clinica.

Infatti, se l’adulto con DPTS adotta un cane o un qualsiasi altro animale domestico, anche in seguito a un intervento di AAT, si sentirà maggiormente responsabilizzato e stimolato a prendersene cura e ciò potrà modulare sia alcuni sintomi di tipo sociale, come il ritiro sociale, sia gli impulsi autolesionistici e i pensieri suicidari che possono caratterizzare i pazienti affetti da DPTS. 

Dunque, la pet-therapy rappresenta un’opzione importante e da tenere in considerazione per quanto riguarda la modulazione e la prevenzione dello stress, sia in popolazioni cliniche a rischio, sia in persone che attraversano periodi di stress cronico con conseguenti rischi connessi alla propria salute psicofisica. 

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