L’abuso sui minori

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Dott.ssa Michela Mignano ~ Pedagogista Clinico – Psicomotricista Funzionale  
Pubblicazione – ANNO 4 N.34 APRILE 2021 – ISSN: 2612/4947

Secondo la definizione dell’OMS, si configura una condizione di abuso e di maltrattamento allorché i genitori, tutori o persine incaricate della vigilanza e custodia di un bambino approfittano della loro condizione di privilegio e si comportano in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione Onu di New York sui Diritti del Fanciullo del 1989.

Il maltrattamento si concretizza ne “gli atti e le carenze che turbano gravemente i bambini e le bambine, attentano alla loro integrità corporea, al loro sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di terzi”, come da definizione del IV Seminario Criminologico (Consiglio d’Europa, Strasburgo 1978).

Il maltrattamento può concretizzarsi in una condotta attiva (percosse, lesioni, atti sessuali, ipercura) o in una condotta omissiva (incuria, trascuratezza, abbandono).Qualsiasi forma di violenza costituisce sempre un attacco confusivo e destabilizzante alla personalità in formazione di un bambino, provocando in molti casi gravi conseguenze a breve, medio e lungo termine sul processo di crescita specie nei casi in cui l’esperienza assume un carattere traumatico senza di evidenze traumatiche nel fisico non può escludere l’ipotesi di maltrattamento. Una esperienza fortemente stressante e/o traumatica, se non rilevata, diagnosticata e curata, può produrre disturbi psicopatologici o di devianza nell’età adulta. Oltre alle condizioni di abuso (fisico, sessuale, psicologico) occorre considerare le condizioni di grave trascuratezza (materiale e/o emotiva).

Il danno cagionato è tanto maggiore quanto più:

1. il maltrattamento resta sommerso e non viene individuato;

2. il maltrattamento è ripetuto nel tempo ed effettuato con violenza e coercizione ;

3. la risposta di protezione alla vittima nel suo contesto familiare o sociale ritarda;

4. il vissuto traumatico resta non espresso o non elaborato;

5. la dipendenza fisica e/o psicologica e/o sessuale tra la vittima e il soggetto maltrattante è forte;

6. il legame tra la vittima e il soggetto maltrattante è di tipo familiare;

7. lo stadio di sviluppo ed i fattori di rischio presenti nella vittima favoriscono una evoluzione negativa

Strategie di prevenzione e di contrasto

Le strategie di prevenzione dei fenomeni di abuso e di maltrattamento si fondano in primo luogo sul rinforzo delle competenze autoprotettive e delle capacità di resilience presenti nel bambino.

La resilience

Una particolare attenzione meritano i fattori capaci di rendere un soggetto più “resistente” alle sollecitazione stressanti o traumatiche che lo possono investire. Si tratta della cosiddetta resilience, che Rutter (1985) definisce come “un fenomeno manifestato da soggetti giovani che evolvono favorevolmente anche se hanno sperimentato una forma di stress che nella popolazione generale è conosciuta come capace di comportare un serio rischio di conseguenze sfavorevoli” ed Herandez Cordoba (1997) come “capacità che ha un sistema per resistere ai cambiamenti provocati dall’esterno, per sovrapporsi e superare queste crisi, approfittando il cambiamento qualitativo e mantenendo la coesione strutturale attraverso il processo di sviluppo”.

I fattori a partire dai quali è possibile valutare la qualità della resilience riguardano sia l’ambiente psicosociale, sia l’individuo e le sue caratteristiche personali.

I fattori psicosociali concernono diversi aspetti: la qualità dei legami familiari, il livello della integrazione scolastica e sociale e gli eventuali problemi che si sono posti, la presenza di valori morali e religiosi. 

I fattori individuali comprendono le risorse cognitive, il tipo di temperamento (più o meno eccitabile e adattabile), la qualità dei pattern di attaccamento. 

Criteri di prevenzione a livello sociale

Per contrastare il fenomeno dell’abuso si rendono necessarie le seguenti strategie di intervento preventivo:

• rilevamento dei dati e mappatura delle risorse sul territorio nazionale;

• livelli di formazione: dalla formazione diffusa a quella specialistica;

• organizzazione di servizi integrati “in rete”; intese tra le istituzioni interessate; rapporto con il privato sociale 

• intese a livello nazionale ed internazionale per la lotta allo sfruttamento sessuale dei bambini a fini commerciali;

• informazione globale per la diffusione di una cultura dell’infanzia; patto d’intesa con i media.

Criteri di prevenzione a livello familiare ed individuale 

La prevenzione per gli abusi in età evolutiva implica una molteplicità di approcci orientati al bambino, alle famiglie, alle vittime, agli abusanti ed alla società.

Verso i bambini: è necessario attuare interventi di prevenzione primaria rivolti ad un

potenziamento delle capacità autoprotettive e di resilience; individuare e sostenere i casi a rischio sociale e psicopatologico; individuare nelle diverse fasce d’età i segnali che consentano a genitori, insegnanti, pediatri (quegli adulti che stanno quotidianamente più vicini al bambino) di individuare le condizioni “a rischio”.

Verso le famiglie: è necessario offrire sostegno alle situazioni vulnerabili sul piano sociale e/o psicopatologico; approfondire i fattori di rischio ed i fattori protettivi attraverso l’uso di metodiche standardizzate per lo studio della psicopatologia della coppia genitoriale e delle relazioni intrafamiliari; potenziare/implementare le capacità genitoriali nei casi a rischio psicosociale.

Verso i luoghi dei bambini: è utile coordinare programmi sul rischio nelle strutture educative; sollecitare, facilitare e sostenere le occasioni di ascolto del bambino, favorire la presentazione di un modello sociale (relazioni e valori) rispettoso verso le esigenze del bambino.

Verso i Servizi Sociosanitari e psicosociali: per un’azione preventiva di tipo secondario, occorrono sia programmi di sensibilizzazione e formativi sia progetti per la diagnosi e presa in carico delle vittime e per il sostegno alle famiglie. Infatti, è utile strutturare modelli terapeutici diversificati in rapporto alle sollecitazioni stressanti/traumatiche acute ed a quelle croniche; il modello d’intervento e cura deve principalmente basarsi su interventi psico-sociali integrati.

Senza entrare nei dettagli dell’accaduto parlate con i vostri figli, atleti, allievi del fatto che una situazione di abuso è stata scoperta. Spesso lo sanno già anche loro.

Precisate che nessun adulto ha il diritto di coinvolgere un minorenne di 16 anni in attività sessuali.

Se succede è importante dirlo al più presto ad un adulto.

La o le persone che hanno rivelato cosa succedeva hanno fatto benissimo a dirlo.

Se un minorenne subisce abusi sessuali non è mai colpa o responsabilità sua.

Ci sono degli adulti specialisti per aiutare a gestire queste situazioni.

Tra gli indicatori di cambiamento comportamentale, particolare rilevanza assumono i comportamenti sessualizzati che, se presenti, sono probabilmente ta i pochi indicatori specifici di abuso sessuale infantile in grado di orientare, più degli altri, verso una diagnosi: l’interesse eccessivo per la tematica, la provocazione, la produzione di parole e/o disegni sul registro sessuale, spiegabili come modalità per ottenere affetto o amore attraverso il sesso e preservare un senso di integrità e di autostima.

Il trattamento si pone l’obiettivo ultimo di rielaborare cognitivamente e costruttivamente il vissuto traumatico, orientando le energie psicofisiche verso la costruzione di un futuro che superi le ferite del passato, attraverso l’innalzamento della autostima e l’autoregolazione delle emozioni. 

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