Valutazione del rischio cardiovascolare nei pazienti affetti da CKD trattati con dieta Mediterranea

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Dott.ssa Paola Maria Acquaviva ~Dietista
Dott.ssa Carmen Colangiuli ~Dietista
Dott.ssa Ingrid De Rose ~Dietista
Dott.ssa Marina Di Scipio ~Dietista
Pubblicazione – ANNO 3 N.29 NOVEMBRE 2020 – ISSN: 2612/4947

 

Background: La malattia renale cronica è una condizione, che sin dalle fasi iniziali è associata ad un rischio cardiovascolare estremamente elevato che va di pari passo con il progressivo esaurirsi della funzione renale. La presenza di un danno renale moderato (riduzione del filtrato glomerulare ≤60ml/min/1,73m2) o il riscontro di microalbuminuria (30mg/l-300mg/l) rappresentano una condizione predittiva di sviluppo di eventi cardiovascolari, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. Si è fatto riferimento, perciò, ai benefici della Dieta Mediterranea nel ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. I benefici sono legati alla presenza nella Dieta di acidi grassi essenziali, dalla prevalenza di carboidrati complessi, dall’apporto di fibre e dalla presenza di sostanze antiossidanti. Lo scopo di questo studio consiste nella valutazione degli effetti di una dieta tarata sullo stadio di patologia renale, contenente gli alimenti e la loro frequenza di consumo indicati dalla Piramide Mediterranea.

Materiali e metodi: è stato realizzato un trial clinico attraverso il reclutamento di 15 pazienti (7 donne e 8 uomini), valutati in due tempi a distanza di sei mesi l’uno dall’altro. I pazienti arruolati, secondo specifici criteri di inclusione ed esclusione non avevano seguito nessuna dieta in precedenza ed erano affetti da insufficienza renale cronica di III e IV stadio. 

Nei due tempi (t0 e t6) si sono raccolti e valutati i dati antropometrici, le informazioni relative alle abitudini alimentari e ai sintomi gastrointestinali (GSRS Gastrointestinal Syntom Rating Scale e Bristol). 

Le misure antropometriche rilevate comprendevano la misurazione del peso, dell’altezza, BMI, la stima della composizione corporea valutata tramite la plicometria, la bioimpedenziometria e le circonferenze (vita, addome, fianchi e braccio). I questionari utilizzati sono stati il Food Frequency Questionnaire e il PREDIMED 14 items che consente di evidenziare tramite un punteggio l’aderenza alla Dieta Mediterranea. È stata somministrata una dieta ipoproteica (0,7g/Kg proteine/die) che riportava gli alimenti e le frequenze di assunzione degli stessi secondo la Piramide della Dieta Mediterranea. Sono state così analizzate le variazioni dei seguenti parametri ematochimici: creatinina, azotemia, natremia, potassiemia, albuminemia, proteine totali, uricemia, eGFR, clearance, proteinuria, colesterolo totale, colesterolo HDL e LDL, trigliceridi e glicemia. 

Conclusioni: il punteggio di aderenza alla Dieta Mediterranea, calcolato al t0 e al t6, ha mostrato un significativo aumento a fine studio successivo alla somministrazione della dieta. Nel cambiamento delle abitudini alimentari si evince un significativo incremento del consumo di frutta secca, un significativo decremento dell’utilizzo di formaggio stagionato sulla pasta, un incremento non significativo dell’assunzione di verdura cruda e yogurt e, infine, una riduzione non significativa dell’utilizzo di cereali raffinati e salumi.

Tali modifiche alimentari nei pazienti non hanno comportato alcuna modifica dei livelli sierici di elettroliti. Inoltre, non vi è stata alcuna variazione del peso, del BMI, già normopeso e della massa magra. Infine, un’importante seppur non significativa riduzione dei livelli ematici di colesterolo LDL, suggerisce che un miglioramento qualitativo della dieta più che quantitativo possa risultare protettivo, in termini di rischio cardiovascolare in pazienti affetti da malattia renale cronica. Al fine di rafforzare questa tesi, sarebbe opportuno realizzare studi su un maggior numero di pazienti.

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