Valutazione comparativa dello stato nutrizionale in pazienti MRC: dieta ipoproteica standard vs dieta lievemente ipoproteica

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Dott.ssa Paola Maria Acquaviva ~Dietista
Dott.ssa Carmen Colangiuli ~Dietista
Dott.ssa Ingrid De Rose ~Dietista
Dott.ssa Marina Di Scipio ~Dietista
Pubblicazione – ANNO 4 N.31 GENNAIO 2021 – ISSN: 2612/4947

BACKGROUND: L’attuale trattamento clinico dell’insufficienza renale cronica si compone di terapia farmacologica e dietoterapia, numerose evidenze mostrano come un idoneo stile di vita (corretta alimentazione ed esercizio fisico regolare), gestione dell’ipertensione arteriosa, controllo glicemico e riduzione dell’apporto di sodio rallentino la progressione della malattia renale cronica verso il trattamento dialitico. 

L’apporto proteico consigliato dalle linee guida: 

StadioeGFRApporto proteico giornaliero consigliato
I≥90Indicazioni LARN
II89-60Indicazioni LARN
IIIA59-450.8 g/kg peso
IIIB44-300.7-0.6 g/kg peso
IV29-150.6 g/kg peso 0.4-0.3 g/kg peso
V≤150.4-0.3 g/kg peso

La malattia renale cronica sembra essere un fattore di rischio indipendente di malnutrizione legato alla spontanea tendenza del paziente nefropatico a ridurre l’apporto calorico-proteico della propria alimentazione1 nella speranza di ritardare l’ingresso in dialisi. È stato osservato che al progredire della patologia corrisponda un peggioramento dello stato nutrizionale a causa di un aumentato fabbisogno di nutrienti, dovuto alla presenza di specifici fattori catabolici connessi all’uremia (malnutrizione uremica). Tale bilancio nutritivo negativo può causare alterazioni nutrizionali durante l’intero corso della malattia renale cronica, con esordio già negli stadi precoci e un rapido peggioramento negli stadi terminali.

MATERIALI E METODI: È stato realizzato un trial clinico, reclutando 21 pazienti, 11 donne e 10 uomini, valutati in tre tempi a distanza di tre mesi e arruolati secondo precisi criteri di inclusione ed esclusione (MRC di stadio IIIb e IV, età ≥ 18 anni, BMI ≥ 18,5, nessuna diagnosi di patologie gastrointestinali croniche, patologie infiammatorie sistemiche, o sospetto di neoplasie, epatopatia cronica, disturbi psichiatrici e terapia farmacologica esente da corticosteroidi e/o da farmaci immunosoppressori).

I pazienti sono stati distinti in due bracci: “gruppo di studio”, sottoposti ad una dieta definita “lievemente ipoproteica” (da 0,8g proteine/kg/die) e “gruppo di controllo”, sottoposti a una dieta conforme alle linee guida definita “ipoproteica standard” (da 0,6g proteine/kg/die). 

Sono stati effettuati: plicometria, bioimpedenziometria, antropometria (peso corporeo, altezza, BMI, circonferenze addome, braccio, polpaccio e H/W ratio), FFQ, MIS ed esami ematochimici e delle urine.

CONCLUSIONI: Sebbene in alcun paziente si sia riscontrata malnutrizione, si è assistito ad un incremento del rischio di malnutrizione, correlato alla riduzione significativa di: peso, massa muscolare e scheletrica, BMI e transferrina. 

I due gruppi presentavano un peso simile al T0 e il gruppo di controllo ha registrato un’importante calo ponderale con l’inizio della dieta. La massa muscolare e muscolare scheletrica risultavano molto simili nei due gruppi al tempo T0, soltanto nel gruppo di controllo si è registrata una riduzione di massa muscolare in entrambi i sessi (maggiormente nel sottogruppo uomini).  L’indicatore di adiposità muscolare del braccio AFA ha subito un incremento nel sottogruppo donne e un decremento nel sottogruppo uomini, entrambi afferenti al gruppo di studio. Tale risultato può essere interpretato come miglioramento della muscolatura del braccio. Il colesterolo totale, al T0 simile tra i due gruppi, si è ridotto notevolmente nel sottogruppo uomini del gruppo di studio, mentre molto modesta è stata la riduzione nel medesimo sottogruppo del gruppo di controllo. Tale decremento può essere un indicatore di riduzione del rischio cardiovascolare in una popolazione a elevato rischio.

Il colesterolo LDL ha mostrato alterazioni solo nel gruppo di controllo: diminuzione nel sottogruppo donne e un aumento in quello uomini. La transferrina ha mostrato variazioni solo nel gruppo di controllo: nel sottogruppo uomini è aumentata, mentre nel sottogruppo donne è diminuita notevolmente.  In conclusione, ci sono state significative differenze tra i gruppi e all’interno dei sottogruppi in particolare nel sottogruppo uomini ove sono avvenute importanti variazioni in termini di composizione corporea e un modico miglioramento della condizione metabolica generale. La marcata riduzione di massa muscolare, massa muscolare muscolare scheletrica e l’aumento del colesterolo LDL, suggeriscono che la “dieta ipoproteica standard” fosse restrittiva circa l’apporto proteico per questo sottogruppo. Condizione rimarcata dal confronto con il sottogruppo uomini del gruppo di studio che ha registrato miglioramento della composizione corporea e riduzione del rischio cardiovascolare. 

In conclusione, sembrerebbe che l’apporto proteico giornaliero delle diete ipoproteiche debba tener conto anche di sesso ed età dei pazienti, al fine di limitare l’insorgenza di malnutrizione e di perdita di massa muscolare. Per cui si auspicano studi aggiuntivi su più vasta scala.

Bibliografia

1) Garg, a. X., Blake, P. G., Clark, W. F., Clase, C. M., Haynes, R. B., & Moist, L. M. (2001). Association between renal insufficiency and malnutrition in older adults: Results from the NHANES III. Kidney International

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